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Πέμπτη, 20 Σεπτεμβρίου 2012

L’Europa è caduta nella trappola della crisi economica e culturale. E l’Oriente? E l’Islam?


La pausa estiva mi ha permesso di riflettere ulteriormente sull’attuale crisi economica che sta colpendo duramente l’Europa e ora vorrei condividere il mio pensiero.

Mi ero già espresso due volte su quest’argomento. Lo scorso 17 aprile pubblicai un articolo intitolato “Alcune brevi riflessioni personali sull’attuale crisi economica e sulla nuova guerra mondiale” in cui parlavo della crisi economica e dello stato di guerra internazionale che si è venuto a creare in Occidente attorno al tema delle finanze: http://www.miguelcavalle.com/2012/04/alcune-brevi-riflessioni-personali-sullattuale-crisi-economica-internazionale-e-la-nuova-guerra-mondiale-in-atto. Successivamente, l’8 maggio, scrissi: “I poteri forti delle finanze vogliono conquistare il mondo: i nomi, le strategie, i metodi”. In questo secondo intervento mi soffermai sulle cause della crisi e sulle persone e sulle istituzioni che manovrano e tentano di manovrare ancora questa crisi:  http://www.miguelcavalle.com/2012/05/ecco-come-i-nuovi-poteri-forti-delle-finanze-vogliono-conquistare-il-mondo-in-crisi-i-nomi-le-strategie-i-metodi. Come si vede dai link, i suddetti articoli sono ancora disponibili sul mio blog.

Sia le analisi sia i j’accuse che presentai negli articoli appena accennati, si stanno verificando sempre più palesemente. Ecco cosa intendo dire:

1. Avevo usato arditamente il termine “guerra” per spiegare la situazione attuale. E lo facevo perché il numero dei suicidi, frutto della disperazione a causa della crisi economica, era ed è da “bollettino di guerra”. Bene, la Confindustria, massimo organo rappresentante del mondo imprenditoriale italiano, affermò qualche giorno fa che quest’anno il PIL scenderà del 2,4%, mentre il prossimo si prevede -0,6%, contro il -0,3% precedente. In altre parole la recessione si prolunga e la ripresa è ulteriormente ritardata. Ma la frase intrigante in cui si usa linguaggio guerresco è questa: “i consumi nel 2012 registreranno la flessione più grave del dopoguerra (-3,6%) e nel 2013 torneranno sui livelli del 1997”. L’immagine bellica si sta dimostrando valida in questo ambito e si sta verificando anche nei dati delle statistiche finanziarie.

2. La Cancelliere tedesca Angela Merkel, secondo quanto riportato dal quotidiano catalano “La Vanguardia”, l’altro-ieri parlò chiaramente, nel corso di una conferenza stampa, di due “dettagli” sull’attuale situazione economica. Il primo è che l’eurocrisi ha tre elementi: i costi della crisi finanziaria causata dalle banche, gli errori architettonici dell’unione monetaria europea e gli aggravanti propri di ogni nazione, dalla corruzione alla crisi dei settori immobiliari e non solo. Il secondo è che l’idea di austerity non è sua ma della Troika cioè della Banca Centrale Europea, la Commissione Europea e il Fondo Monetario Internazionale. Esattamente quello che io dicevo nell’articolo dello scorso otto maggio sia per quanto riguarda le cause della crisi sia per quanto riguarda i personaggi che l’hanno provocata e monitorata ovvero i potenti delle finanze internazionali.

La Merkel conta eccome; non è giusto che ora si lavi le mani… In questi giorni ho saputo, in modo confidenziale, da fonte informata di prima mano e affidabilissima, che la Cancelliere tedesca dice e disdice in materia d’euro e d’interventi bancari di salvataggio con grande autonomia negli incontri privati con i responsabili degli Stati e con i loro banchieri. Quelli che decidono in ultima istanza, però, sono i poteri forti che hanno delegato la gestione di alcuni aspetti della vicenda alla signora Merkel.

Parlando di poteri forti, nei miei articoli precedenti mi soffermavo in modo particolare alla potentissima, efficacissima e omni-presente banca d’investimenti Goldman Sachs, e davo pure nomi e cognomi di alcuni protagonisti. Il gioco, comunque, è più ampio e le superstar scese in campo sono le più importanti società finanziarie al mondo cioè Citibank, JP Morgan, HSBC, e non solo, che contano con l’aiuto importantissimo delle agenzie di rating, tipo Standard & Poor’s, Moddy’s e Fitch Rating per accennare alcune delle più conosciute.

C’è, quindi, in atto una guerra, un’organizzazione bellica per controllare il mondo, per creare il nuovo impero del secolo XXI. Non sono paranoie complottistiche ma realtà sempre più chiare. In questo scenario, i comandanti in capo sono i poteri forti delle finanze occidentali; le armi sono state costruite dal sistema finanziario e hanno diversi nomi del tipo spread, crediti, rating, debito, ecc.; i nemici da colonizzare e da sottomettere sono le diverse nazioni; i disgraziati che pagano le spesse delle campagne militari sono i cittadini, cioè chi meno avrebbe voluto assistere alla partita.

Il popolo è sempre più povero e i potenti finanzieri sono sempre più ricchi. Non possono dire che siamo arrivati a questa situazione casualmente. Bisogna essere vittima di una stratosferica ingenuità per credere una cosa del genere. Non sapevano che il meccanismo bancario di investimenti, crediti e derivati, così come il sistema monetario europeo, sarebbe finito in questo modo? Non sapevano che la soluzione alla crisi bancaria sarebbe passata tramite gli interventi degli Stati? Non sapevano che con questi interventi forzati, se non bastassero di per se le difficoltà create dall’euro, gli Stati si sarebbero indebitati ulteriormente e richiesto dei prestiti per non crollare a breve scadenza? Non sapevano, infine, che questo avrebbe comportato l’appesantimento del sistema fiscale cioè un impoverimento del popolo, un galoppante incremento della disoccupazione e la chiusura di moltissime piccole e medie imprese? Certamente, sì che lo sapevano. Non potevano non saperlo. Non bisogna essere un premio Nobel in economia per arrivarci. Le banche vivono principalmente di crediti e d’indebitamenti e hanno creato i presupposti per arrivare a questa situazione. Hanno colonizzato finanziariamente gli Stati e li succhieranno finché potranno. Per sopravvivere, poi, gli Stati succhieranno il popolo con una pressione fiscale insopportabile.

Le nazioni ci sono cascate, sono entrare nella spirale della morte e ora sono di fronte a una biforcazione: o si sceglie di morire succhiati o si sceglie di morire isolati…  Vie di uscite? Non mi vengono in mente. La speranza? Siamo nelle mani di Dio.

Aggiungo che il problema non è soltanto finanziario. Dalle finanze si passa al controllo culturale, come già è successo con le nazioni del Terzo Mondo che si sono indebitate con la Banca Mondiale o con il Fondo Monetario Internazionale. Le Nazioni Unite, organo delicatamente fedele ai poteri forti, hanno obbligato queste nazioni a implementare politiche ideologiche laiciste e disumane, anche aberranti, come quella dell’aborto. Con l’attuale crisi economica, i poteri forti consolideranno la capacità di imporre le loro ideologie, le loro politiche, i loro interessi, anche alle nazioni finora considerate del Primo Mondo.

Un’ultima riflessione. In tutto questo, non ci sono soltanto i signori occidentali a voler l’impero o il dominio del pianeta. La Terra, sempre più piccola, accoglie anche altri poteri ugualmente ambiziosi in forte crescita: l’Oriente e l’Islam. Il Giappone è amico degli Stati Uniti e dell’Europa, ma la Cina e l’India, insieme alla Russia e alleati, vanno per un’altra strada. E il Brasile, con altri paesi dell’America Latina, è sempre più vicino a questi ultimi (basti ricordare il termine BRIC per far riferimento alle grandi economie emergenti: Brasile, Russia, India e Cina). L’America Latina, però, gioca a tre bande: l’Oriente (come abbiamo detto), l’Occidente (per tradizione e sintonia culturale) e l’Islam (l’antiamericanismo spesso li unisce).

Questa è una situazione da non sottovalutare. L’Oriente si è chiaramente svegliato. L’Islam si è arricchito molto (grazie al petrolio nonostante una situazione sociale arretrata, frantumata e instabile) e in questo gioco c’è e vuole esserci anche per motivi religiosi; per questo molti stanno facendo gli investimenti necessari per proseguire il cammino del progresso economico dopo i petrodollari (si pensi a Dubai). È una torneo a tre squadre, una corsa globale a tre… Di questo ne parlerò in un prossimo articolo.

Viviamo una congiuntura storica unica, nuova, complessa. Volenti o nolenti siamo tutti coinvolti. Prendiamone atto, è già qualcosa.

P. Miguel Cavallé Puig, L.C.

Copyright  http://www.miguelcavalle.com/2012/09/leuropa-e-caduta-nella-trappola-della-crisi-economica-che-non-e-solo-economica-e-loriente-e-lislam

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